Il Geofence ha ancora valore nella sicurezza della flotta?

Nel tentativo di calcolare un “Fleet Risk Score”, come annunciato nell’articolo precedente, abbiamo scelto di fare il primo passo affrontando la complessità della gestione del valore di rischio in funzione dell’area geografica.
Il concetto di rischio geografico si basa ben oltre la ricezione delle coordinate GPS dai veicoli: esso prevede di analizzare e pesare fattori quali densità del traffico, qualità delle infrastrutture, condizioni climatiche e persino variabili socio-economiche.

Ad esempio, un’analisi condotta nel 2023 su oltre 500.000 km di tragitti in Italia ha evidenziato che il rischio di incidenti nelle aree urbane di Milano e Roma era superiore del 35% rispetto alle zone rurali con infrastrutture moderne. Questi dati dimostrano quanto l’analisi geografica sia fondamentale per individuare i “punti critici” su cui intervenire per mitigare il rischio. Inoltre, i furti e le appropriazioni indebite di veicoli non sono distribuiti uniformemente sul territorio nazionale: la presenza dei propri mezzi in determinate aree può rappresentare un segnale d’allarme per il security manager.

In queste condizioni, non basta geolocalizzare i veicoli; mappare anche i rischi territoriali è un passo cruciale per rafforzare la sicurezza delle flotte e prevenire situazioni di pericolo.

Geolocalizzare il rischio territoriale è una task complessa e dinamica che spesso impedisce ai player del settore di offrire soluzioni efficaci e concrete. In questo articolo presentiamo il nostro approccio mirato a semplificare il problema, favorendo un’immediata adozione di best practices e strategie che siamo certi che, attraverso miglioramenti iterativi, si evolveranno in sistema sempre più completo e funzionale per la mappatura dei rischi georeferenziati.

In questa prospettiva, abbiamo scelto di strutturare l’intera gestione dei dati georeferenziati affidandoci al tradizionale strumento del Geofencing, noto anche come Red Zones, un metodo già familiare alla maggior parte dei security manager.

Il Geofencing che conosciamo e usiamo oggi

Il geofencing sfrutta la tecnologia di posizionamento GPS per definire confini virtuali attorno a zone specifiche. Quando un veicolo si discosta da un’area sicura o penetra in una zona ad alto rischio, il sistema attiva automaticamente una serie di protocolli, che spesso consistono in un invio di una notifica al security manager.

A noi piace considerarlo uno strumento passivo di controllo della posizione approssimativa del veicolo che permette di generare un alert nel momento in cui la posizione rilevata si trovi dove non è sicuro stare. I sistemi più semplici prevedono solamente geofencing circolari con centro nel punto di interesse e raggio impostabile dall’utente, i più moderni permettono anche la predisposizione di un poligono più o meno complesso.

I casi d’uso principali possono essere:

  • Una flotta che sa esattamente in quale area specifica deve rimanere (es. mezzi edili in un cantiere)
  • Una flotta di logistica che percorrono tutti i giorni percorsi all’interno della stessa regione Italiana
  • Una flotta di mezzi di trasporto pubblico che sanno che non usciranno mai dai confini della provincia

Spesso i confini sono caricati dalla piattaforma di controllo direttamente all’interno del device stesso, in modo che in ogni singola comunicazione che il device avrà con la piattaforma gestionale, sarà indicato se la posizione sia dentro o fuori da una delle zone di interesse.

Quali sono i principali limiti delle implementazioni dei Geofencing ad oggi?

Come molte delle soluzioni tecnologiche tradizionali, anche il Geofencing dimostra di avere diversi limiti operativi, che impediscono di sfruttare al meglio le potenzialità che nasconde.
Per poterlo sfruttare in modo efficace dobbiamo prima investire del tempo nella ricerca di soluzioni e work-around per poterlo rendere un tool adatto ai processi aziendali del 2025 e alle sfide della sicurezza delle flotte moderne.

I problemi sono molteplici, sicuramente avrete storie da raccontare al riguardo, noi vi lasciamo i principali punti sui quali intendiamo lavorare nel tentativo di modernizzarlo:

  • Se i perimetri vengono salvati all’interno del device, ogni volta che il dispositivo acquisisce una posizione, prima di inviarla alla piattaforma deve fare il check in rifermento ai confini registrati, in modo da far scattare l’alert in caso di evento di entrata o uscita anomala.
    Questo processo aggiuntivo, perfettamente innocuo in un device alimentato, diventa problematico in un device a batteria, riducendo parzialmente la durata della batteria disponibile, obbligando il gestore della flotta ad una sostituzione più frequente dei device;
  • Se i perimetri vengono salvati sul device, la quantità di geofence che possono essere impostati è limitata dalla dimensione della memoria interna e dal consumo energetico considerato “accettabile”. Per offrire un ordine di grandezza, spesso il numero massimo di geofences non supera le 30;
  • Spesso, l’area di geofence è associata al dispositivo singolo e non alla flotta, quindi l’interfaccia utente non permette di attivare e disattivare facilmente delle geofence per un set di dispositivi allo stesso tempo, rendendo inutilmente più complessa la gestione del rischio per il security manager;
  • Tutte le aree di geofencing hanno lo stesso peso e livello di pericolosità per quanto ne sa la piattaforma, anche se difficilmente sono state inserite a rappresentanza di tutte lo stesso tipo di rischio o informazione. Il compito di valutare quanto impatti l’ingresso di un mezzo sul pericolo per il mezzo continua ad essere un ennesimo computo a cura del “security department”;
  • Se il security manager sceglie di utilizzare dispositivi di due o più fornitori, ognuno con la propria piattaforma proprietaria, è comune che tutte le aree impostate su una piattaforma debbano essere integrate su tutte le altre app. Se le piattaforme non permettono una funzione di importazione delle aree create altrove, potrebbe diventare particolarmente time–consuming per il security manager l’impostazione del sistema;
  • Una volta impostate tutte le aree su tutte le varie piattaforme usate, ogni modifica effettuata su una deve essere manualmente implementata anche sulle altre, rendendo la task di tenere aggiornate e puntuali le aree di rischio una task altrettanto time-consuming;
  • Il compito di tenere aggiornate le aree si basa solamente sulla capacità del security manager di tenersi informato su tutti i rischi possibili sul territorio, aggiungendosi a tutte le altre responsabilità in capo a questo ruolo;
  • Il geofencing è usato nella maggior parte dei casi per triggerare un alert in forma di notifica sul telefono o mail registrato in piattaforma. Se utilizzato a livello professionale, il geofencing ha la capacità di inondare il responsabile della piattaforma di messaggi, andando a nascondere in mezzo a molti messaggi inutili i pochi alert che effettivamente necessiterebbero di un intervento da parte del security manager

Potremmo citare diversi altri aspetti, ma abbiamo deciso di investire le nostre risorse per risolvere inizialmente questi grossi problemi qui definiti.

Perchè non abbiamo scelto di puntare tutto su una tecnologia di moda e all’avanguardia?

Anche se l’innovazione tecnologica si sta spostando sempre più rapidamente verso soluzioni di AI e Machine Learning, il team del Secure Fleet Institute ritiene che la soluzione ai problemi delle aziende che supportiamo quotidianamente non debba per forza seguire questa direzione. Non fraintendeteci: crediamo nel valore di queste tecnologie e investiamo tempo e risorse nel loro sviluppo. Tuttavia, riteniamo che prima di poter sfruttare appieno il loro potenziale sia necessario eseguire uno step propedeutico che consisterà nel modernizzare i processi e gli strumenti già esistenti. Le soluzioni più avanzate, infatti, quasi sempre risultano troppo complesse o costose da applicare su larga scala all’interno di una flotta. Al contrario, un approccio evolutivo, come quello di un Geofence 2.0, potrebbe offrire benefici comparabili in termini di risultati, richiedendo un investimento quasi pari a zero.

Alla fine, i Security Manager che supportiamo non hanno l’obiettivo di usare la tecnologia più interessante, sono interessati ad applicazioni concrete che possano portarli più vicini all’obiettivo della sicurezza totale della flotta, anche sfruttando tool che esistono da sempre.

Una risposta a “Il Geofence ha ancora valore nella sicurezza della flotta?”

  1. […] precedente articolo “Il Geofence ha ancora valore nella sicurezza della flotta?” abbiamo evidenziato la necessità di modernizzare il geofencing per renderlo adatto […]

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